Le comunità energetiche nell’Unione Europea stanno procedendo molto più lentamente del previsto. Secondo un rapporto pubblicato dalla Corte dei Conti europea, il loro sviluppo è frenato da diversi ostacoli, tra cui la mancanza di incentivi adeguati e un quadro normativo poco chiaro a livello europeo.
Le comunità energetiche sono strutture che permettono a cittadini, enti locali e piccole imprese di produrre, gestire e condividere energia rinnovabile, ad esempio attraverso impianti fotovoltaici sui tetti o piccoli impianti eolici condivisi. La Commissione europea ha indicato questo modello come uno strumento chiave per la transizione energetica, stimando che entro il 2050 metà della popolazione europea potrebbe produrre fino al 50% dell’energia rinnovabile dell’UE.
Nella pratica, però, i risultati sono ancora molto lontani dalle aspettative. Gli auditor europei evidenziano che il numero di comunità energetiche è ancora insufficiente e il loro contributo alla produzione di energia rinnovabile resta limitato.
Uno degli obiettivi fissati dall’UE prevedeva che ogni comune con più di 10.000 abitanti avesse almeno una comunità energetica entro il 2025, ma a inizio 2025 è stato raggiunto solo il 27% del target. Anche le stime più realistiche indicano che entro il 2030 le comunità energetiche potrebbero controllare circa il 4% della capacità solare ed eolica europea, molto meno rispetto alle previsioni iniziali della Commissione.
Tra le principali cause di questo ritardo vengono segnalate:
- Normative europee poco chiare, che generano confusione su cosa sia esattamente una comunità energetica e su come debba essere organizzata.
- Ostacoli burocratici, soprattutto nei condomini, dove la creazione di un nuovo soggetto giuridico può scoraggiare la partecipazione dei cittadini.
- Ritardi o difficoltà nelle connessioni alla rete, spesso dovuti alla congestione delle infrastrutture elettriche.
- Scarso sostegno allo sviluppo dei sistemi di accumulo, che potrebbero facilitare l’equilibrio tra produzione e consumo di energia rinnovabile.
Il rapporto sottolinea infatti che l’abbinamento tra rinnovabili e sistemi di accumulo permetterebbe di ridurre la pressione sulla rete e aumentare l’autoconsumo locale. Tuttavia, secondo la Corte dei Conti europea, la Commissione non ha ancora dato priorità al sostegno dell’accumulo nelle comunità energetiche, perdendo un’opportunità importante per accelerarne lo sviluppo.
Gli auditor chiedono quindi regole più chiare, incentivi più efficaci – soprattutto per cittadini e famiglie vulnerabili – e un maggiore supporto alle tecnologie di accumulo per permettere alle comunità energetiche di esprimere il loro pieno potenziale.
Il report completo lo trovi nell’area riservata di Italia Solare