22 Agosto 2022

Chi fa da megafono ai negazionisti climatici

Articolo di Stella Levantesi apparso su Internazionale il 6 luglio 2022

Il Po è ai livelli più bassi degli ultimi settant’anni e la siccità, già preannunciata lo scorso inverno dall’assenza di piogge per quasi cento giorni, sta mettendo a rischio la risorsa più preziosa che abbiamo: l’acqua. La scienza del clima afferma che il cambiamento climatico può aumentare le probabilità e l’intensità dei fenomeni siccitosi. D’altronde non bisogna essere scienziati per unire i puntini: un mondo più caldo aumenterà la probabilità di siccità in alcune aree. E non solo di siccità. Le morti sulla Marmolada, il 3 luglio, sono conseguenza anche delle elevate temperature, ha affermato il climatologo Luca Mercalli: lo zero termico sopra i quattromila metri e la fusione accelerata del ghiacciaio hanno causato l’accumulo di acqua dentro un crepaccio favorendo il distacco.

Eppure, c’è chi ancora fa negazionismo climatico.

Nel panorama anglosassone a fare da cassa di risonanza a queste teorie ormai sono rimasti in pochi. Si tratta soprattutto di piattaforme conservatrici o ultraconservatrici come Fox News, il che non è una novità. Quando sono altre piattaforme, meno schierate politicamente rispetto a Fox News, a fare disinformazione sulla crisi climatica, questo avviene attraverso le prospettive di compagnie o lobby fossili con interessi economici e politici, più che un negazionismo assoluto sul clima.

Questo tipo di contenuti suscita reazioni molto diffuse, soprattutto tra coloro che sono a conoscenza della scienza del clima e della necessità urgente di agire per ridurre le emissioni. Poche settimane fa, per esempio, sul canale Cnbc è andato in onda un contenuto su Exxon Mobil che ha promosso il business della compagnia attraverso un’azione combinata di greenwashing (cioè la strategia di comunicazione di alcune aziende che presentano come ecosostenibili le loro attività, cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo) e fake news, ha denunciato l’autrice ed esperta di comunicazione sul clima Genevieve Guenther. “Quanto vi ha pagato la Exxon?”, ha twittato Guenther.

Molti esperti, tra cui Robert Brulle, un noto sociologo che studia il negazionismo climatico da decenni, hanno reagito in modo simile. “Questo è un classico esempio di propaganda dei combustibili fossili. Ha tutte le caratteristiche della propaganda fuorviante: presentazione selettiva dei fatti, mancanza di prospettive critiche e presentazione unilaterale della prospettiva della Exxon Mobil”, ha affermato Brulle.

In Italia il pubblico riceve messaggi contraddittori che alimentano la prospettiva negazionista

In Italia invece il negazionismo climatico è diffuso anche su piattaforme, canali e trasmissioni che vengono considerati in qualche modo autorevoli, e non solo da testate politicamente schierate a destra come succede nello scenario mediatico anglosassone. Il risultato è che il pubblico riceve messaggi contraddittori che alimentano la prospettiva negazionista che, a sua volta, fa leva sugli stessi elementi ormai da decenni: instillare il dubbio sulla scienza del clima, creare confusione il più possibile e fare propaganda politica.

Solo poche settimane fa, in prima serata, durante il programma televisivo Carta bianca, è stato dato spazio e voce a posizioni negazioniste. Nell’ultima settimana di giugno sul Mattino sono stati pubblicati due interventi. In uno l’intervistato ha potuto affermare, tra le altre cose, che i dati dell’Onu sono “sbagliati ed esageratamente caldi in partenza”, che le informazioni scientifiche sono “diffuse in maniera propagandistica” e che la Terra è calda per via di “cicli millenari e molte speculazioni”. Nell’altra intervista si affermava che “il caldo record non è una novità” ed è condizionato dall‘“influenza dei cicli solari”. Che il cambiamento climatico sia colpa del Sole è una teoria che risale agli anni ottanta e novanta, ed è già stata dimostrata come falsa e rifiutata dall’Intergovernmental panel on climate change dell’Onu. In un altro articolo pubblicato su Il Foglio, il 24 giugno, si è affermato “altro che siccità, la vera crisi dell’acqua in Italia è ideologica”.

Il 5 luglio, sulla prima pagina del Giornale ancora si legge il titolo, a proposito delle morti sulla Marmolada, “Gli sciacalli dei ghiacci” e la frase “i gretini strumentalizzano la strage”. Il capovolgimento è una tecnica usata spesso dai negazionisti: accusano “l’altra parte” di un atteggiamento che loro per primi mettono in campo – in questo caso, la strumentalizzazione.

Anche l’anno scorso, quando il ciclone detto medicane (dalla fusione dei termini inglesi mediterranean hurricane, “uragano mediterraneo”) ha colpito la Sicilia, un negazionista climatico italiano aveva potuto affermare in tv che l’attività umana “non ha nulla a che fare” con il cambiamento climatico. Il negazionismo puntella ancora i contenuti di molte piattaforme mediatiche in Italia, in varie forme. E, se non è aperto negazionismo, è minimizzazione: “la situazione non è poi così grave”, “fate allarmismo”, “ci adatteremo”. Quest’ultima argomentazione sta diventando il mantra di chi, avendo capito che sostenere che “il cambiamento climatico non esiste” o che “la crisi climatica non è responsabilità antropica” è sempre più indifendibile, utilizza la capacità di adattamento per sminuire gli impatti della crisi climatica. Inoltre questa argomentazione implica che l’impegno per attenuare gli effetti del cambiamento climatico è inutile e inquadra l’adattamento come “l’unica risposta possibile”, sostengono i ricercatori di “Discourses of climate delay”, un’analisi che prende in esame i ragionamenti utilizzati da chi ha interesse a procrastinare e rallentare l’azione sul clima.

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