Una semplice stima, ormai accettata nel settore, dice che solamente il 30% degli 800.628 impianti FV, installati in Italia a fine luglio 2018, produce energia come da progetto; il restante 70% presenta un calo di produttività compreso tra il 5 e il 20%. Uno spreco di capacità produttiva non indifferente se si considera che la produzione totale nel 2017 si è attestata a 24,4 TWh! Questa stima, seppur soggetta a comprensibili errori, evidenzia che gli impianti FV installati in Italia sono caratterizzati da mancanze intrinseche dovute a molteplici cause quali difetti strutturali, progetto e costruzione, scarsa manutenzione, oltre al fatto che il generatore FV viene progettato e valutato in base alla potenza e non all’energia prodotta. Molto spesso il progettista e/o l’installatore sono anche i soggetti che eseguono la manutenzione dell’intero campo FV, nel qual caso diventa evidente il conflitto di interessi. L’utente finale spesso non ha le conoscenze e i mezzi per capire la qualità di quanto installato. Esistono soluzioni fattive a queste problematiche, si chiede il prof. Alessio Bosio, Presidente di SpoT s.r.l. uno Spin-off dell’Università di Parma nato con l’intento di restituire produttività agli impianti che stanno degradando più velocemente del previsto. “Negli ultimi anni – dice Bosio – la qualità dei moduli e degli inverter è aumentata molto, garantendo una buona produttività di base, ma vi sono ancora sul mercato moduli costruiti con materiali di bassa qualità.”

Prof. Alessio Bosio