ITALIA SOLARE scrive lettera a MASE, MASAF, Conferenza delle Regioni e Presidenza del Consiglio.
Monza, 27 novembre 2025 – ITALIA SOLARE ha inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, al Ministro dell’Agricoltura, al Presidente della Conferenza delle Regioni e per conoscenza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per segnalare le principali criticità contenute nelDecreto Legge 175/2025 “Misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili”.
“Riconosciamo gli sforzi del Governo nel promuovere i contratti di lungo termine e nel sostenere le rinnovabili per abbattere il costo dell’energia, ma il DL 175/2025 presenta elementi che rischiano di generare incertezza, rallentare gli investimenti e penalizzare l’autoconsumo. È necessario intervenire nella fase di conversione per correggere queste criticità, anche accogliendo il contributo delle Regioni”, commenta Paolo Rocco Viscontini, Presidente di ITALIA SOLARE.
Nella lettera ITALIA SOLARE richiama alcuni elementi oggettivi che confermano la centralità del fotovoltaico per ridurre i costi dell’energia di famiglie e imprese:
- l’asta FERX del GSE abiliterà 8 GW di nuova potenza FV a 60–65 €/MWh;
- il meccanismo Energy Release consentirà ulteriori 5 GW a circa 65 €/MWh;
- l’asta MACSE ha assegnato 10 GWh di sistemi di accumulo a tariffe pari a un terzo della base d’asta, dimostrando che il FV, integrato con gli accumuli, è già una fonte “programmabile” senza perdita di convenienza economica.
Secondo l’Associazione, il decreto – che interviene nuovamente sul Testo Unico FER approvato poche settimane fa – presenta elementi suscettibili di incidere in modo significativo sulla diffusione del fotovoltaico e sulla capacità del Paese di raggiungere gli obiettivi energetici al minor costo possibile.
Sebbene ITALIA SOLARE valuti positivamente l’abrogazione delle “aree non idonee”, rileva come resti irrisolta la diffidenza verso il fotovoltaico in area agricola basata sul presupposto che consumi suolo e sottragga terreni classificati agricoli agli usi agricoli: effetti, questi, che certamente si possono prevenire ed evitare con adeguati orientamenti normativi.
Il decreto mantiene infatti il divieto generalizzato di installare impianti FV con moduli a terra in zone classificate agricole, indipendentemente dalla reale qualità o utilizzabilità agricola dei terreni, rinviando alle Regioni decisioni che rischiano di aumentare l’incertezza applicativa.
Permane il divieto generalizzato di installare fotovoltaico con moduli collocati a terra in aree classificate agricole (all’esame della Corte Costituzionale), divieto che opera a prescindere dalla qualità e dalla effettiva utilizzabilità delle aree per scopi agricoli, temperato da una apertura all’agrivoltaico in cui restano elementi di ambiguità, a cominciare dalla definizione della tipologia di agrivoltaico ammesso, come ambigua ci sembra anche la delega a decisioni regionali in materia di aree agricole.
L’Associazione sottolinea inoltre due criticità rilevanti:
- permane il freno all’autoconsumo, poiché la deroga al divieto di installazioni a terra si applica solo agli impianti fino a 1 MW per le Comunità Energetiche, escludendo quelli destinati all’autoconsumo diretto delle imprese, che oggi non hanno alcuna possibilità equivalente;
- manca una tutela chiara dei procedimenti in corso: l’assenza di norme transitorie mette a rischio centinaia di iniziative sviluppate sulla base delle regole vigenti fino a oggi, creando incertezza per operatori e investitori.
Semplificazioni vanificate dai limiti sulle opere di connessione
Nella lettera ITALIA SOLARE definisce “grave” la scelta di limitare le semplificazioni agli impianti le cui opere di connessione ricadono anch’esse in area idonea. Una condizione di fatto irrealistica: i punti di connessione individuati da Terna e dai distributori si trovano spesso al di fuori del perimetro dell’area idonea e le opere di collegamento sono quasi sempre interrate e di impatto trascurabile.
Connessioni alla rete: un’assenza incomprensibile
L’Associazione definisce – inoltre – “incomprensibile” la scelta di non inserire nel decreto le disposizioni sulle connessioni alla rete degli impianti rinnovabili, predisposte da tempo e incluse nelle bozze del DL Energia. Si tratta di misure urgenti e indispensabili per una gestione ordinata dello sviluppo delle rinnovabili.
L’Associazione ha allegato alla lettera una nota tecnica di osservazioni puntuali, con proposte di modifica e chiarimenti operativi utili a migliorare l’efficacia del decreto e a garantire continuità agli investimenti già avviati.