L’elettrificazione può ridurre del 60% le emissioni di trasporti, edifici e industria in Europa entro il 2050

linee guida CONPI infrastruttura ricarica veicoli elettrici
Pubblicate le linee guida CNPI per l’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici
8 Febbraio 2020
Quale riforma di mercato per un sistema energetico italiano affidabile, economico e decarbonizzato?
12 Febbraio 2020

Secondo un report pubblicato dalla società di ricerca BloombergNEF (BNEF) l’elettrificazione dei trasporti, degli edifici e dell’industria in Europa potrebbe ridurre del 60% le emissioni di gas serra tra il 2020 e il 2050.

Una rivoluzione nell’utilizzo dell’energia all’interno di questi tre settori è possibile nei prossimi 30 anni e può determinare forti riduzioni delle emissioni di CO2. Realizzato in collaborazione con Eaton e Statkraft, il report intitolato “Sector Coupling in Europe: Powering Decarbonization”, delinea un percorso di elettrificazione plausibile che tiene in considerazione le politiche attuali dei Paesi presi in esame.

Il report mette in evidenza gli step necessari affinché i decisori politici incoraggino il “sector coupling” – ovvero la diffusione delle tecnologie basate sull’elettricità nei settori chiave – e semplifichino il processo per il sistema elettrico.

Victoria Cuming, head of global policy analysis di BNEF, ha commentato: “L’elettrificazione o, come viene chiamata in alcuni Paesi, «sector coupling» potrebbe dare un enorme contributo al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dai governi sfruttando la transizione verso un sistema a basse emissioni di carbonio, già in corso nel settore della produzione di energia.”

L’elettrificazione potrebbe realizzarsi attraverso un mix di cambiamenti “diretti” e “indiretti”. Quelli “diretti” implicherebbero una proliferazione quanto più possibile capillare di veicoli elettrici nel settore dei trasporti e l’ampia diffusione di sistemi di riscaldamento elettrici, come le pompe di calore negli edifici e in alcuni ambiti industriali. I cambiamenti “indiretti”, invece, comporterebbero un passaggio all’“idrogeno verde” – prodotto dall’elettrolisi utilizzando elettricità rinnovabile – come combustibile per riscaldare gli edifici e applicato al maggior numero possibile di processi industriali, che altrimenti utilizzerebbero combustibili fossili.

“Tuttavia, se questi cambiamenti dovessero attuarsi sarà necessario l’intervento dei decisori politici,” ha detto Cuming. “I governi dovrebbero introdurre incentivi o requisiti per ridurre le emissioni prodotte dal calore degli edifici, sostenere progetti dimostrativi di elettrificazione, oltre a eliminare gli ostacoli alla produzione di idrogeno verde. Dovrebbero anche considerare come coinvolgere i consumatori di energia e la società civile alla luce del loro ruolo cruciale nell’abilitare l’elettrificazione di questi nuovi settori.”

Albert Cheung, head of analysis di BNEF, ha aggiunto: “L’elettrificazione di altre aree dell’economia avrà ripercussioni significative sul sistema elettrico. I decisori politici dovranno supportare il rafforzamento e l’estensione della rete per gestire volumi di energia più elevati e un numero maggiore di fonti energetiche rinnovabili, oltre a sostenere l’implementazione di batterie e di altre fonti di flessibilità necessarie per bilanciare il sistema.”

Secondo il report entro il 2050 il sistema energetico potrebbe necessitare del 75% di capacità di generazione energetica in più rispetto a quanto sarebbe necessario senza il sector coupling, indirizzata principalmente da impianti eolici e solari a basso costo. Inoltre, il sistema elettrico dovrebbe essere più flessibile a causa dei diversi modelli di consumo energetico di riscaldamento e trasporto. Contestualmente i settori recentemente elettrificati potrebbero creare nuove fonti di questa “flessibilità” – potendo modificare i loro modelli di consumo – a condizione che siano messe in atto le politiche e le tecnologie giuste.

Questo percorso di elettrificazione consentirebbe all’energia (direttamente e indirettamente) di indirizzare fino al 60% della domanda finale di energia da parte di questi settori, rispetto al solo 10% dell’attuale. La totale decarbonizzazione di questi settori sarebbe ancora molto lontana. Ciò è dovuto alle numerose attività difficili da ridurre al loro interno – tra cui aviazione, spedizioni, trasporti stradali a lungo raggio e processi industriali a elevate temperature come quello del cemento e dell’acciaio – e ai lunghi cicli di sostituzione di alcuni beni.

Per ridurre ulteriormente le emissioni a zero, i governi dovrebbero introdurre politiche più ambiziose per accelerare il percorso di “sector coupling” e portare sul mercato altre tecnologie come la cattura, l’uso e lo stoccaggio del carbonio (CCUS). Dovrebbero anche affrontare questioni legate all’agricoltura e all’impiego del suolo.

Sarà importante soddisfare, per quanto possibile, la domanda di energia aggiuntiva con energia pulita per massimizzare i benefici climatici del sector coupling. Cheung ha aggiunto: “Sarà cruciale che i governi e le autorità di regolamentazione adottino un modello di mercato dell’elettricità che consenta agli sviluppatori di progetti eolici e solari e a coloro che pianificano impianti di accumulo di batterie o servizi di gestione della domanda, di anticipare il livello di rendimenti per giustificare il loro investimento.”

Nel percorso evidenziato nel report – che presume che le sfide sopra menzionate siano state risolte – le emissioni totali prodotte dal settore energetico, dei trasporti, dell’edilizia e dell’industria diminuiranno del 68% dal 2020 al 2050. Ciò implica una riduzione del 60% se si considerano solo i trasporti, gli edifici e l’industria.

Il report completo è disponibile per il download a questo link.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *