Il tramonto di Big Oil in Borsa: ora valgono di più le rinnovabili

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Non sono più le supermajor petrolifere i campioni incontrastati del mercato energetico mondiale. Altre multinazionali, che non si occupano di fonti fossili, ma di elettricità e di rinnovabili, sono talmente cresciute in questi anni da superarle, raggiungendo una potenza finanziaria paragonabile a quella con cui le major petrolifere hanno dominato il mercato energetico negli ultimi settant’anni. Invece di scavare miniere e perforare pozzi, le nuove supermajor guidano la corsa alla transizione verde dell’economia globale.

Ben quattro società – Enel, Iberdrola, Orsted e NextEra – hanno superato in termini di capitalizzazione di Borsa la propria omologa petrolifera, grazie alla loro opera pionieristica, cominciata quando gli impianti di energia pulita erano ancora considerati alternativi e costosi, secondo un’analisi di Bloomberg New Energy Finance.

Rinnovabili alla svolta

«Ora le fonti rinovabili sono sull’orlo di una svolta: pannelli solari e turbine eoliche sono diventati sempre più competitivi e ormai dominano le nuove installazioni elettriche, superando il carbone e minacciando la crescita del gas naturale», scrive Bnef.

È venuto il momento, per i colossi dell’elettricità, di dominare il mercato energetico. NextEra, erede dell’utility elettrica della Florida, ha superato l’anno scorso in ottobre la capitalizzazione di Borsa di Exxon Mobil. Con 46 gigawatt di potenza, di cui oltre la metà rinnovabile, e quasi 20 miliardi di dollari di fatturato, NextEra è la utility più grande degli Stati Uniti e produce abbastanza energia rinnovabile da alimentare un Paese come il Belgio.

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