29 Dicembre 2021

Caro Energia, che fare?

Editoriale a cura di Stefano Cavriani, membro del consiglio direttivo di ITALIA SOLARE  e co-coordinatorre del GdL Mercati

Anni ’80. Il metano ti dà una mano. Slogan efficace, valido nei decenni scorsi.

Ma il tempo passa, e le cose cambiano.

Natale 2021. Il costo del metano (meglio: gas “naturale” – altra geniale trovata di marketing) sfonda ogni record.

Per dare l’idea possiamo dire che, facendo un confronto un po’ improprio in termini energetici, è come se il petrolio costasse 300-400 $/barile.

Roba da spegnere i caloriferi e stare tutti abbracciati per scaldarsi. Tanto è Natale e siamo tutti più affettuosi.

Ma le fabbriche devono produrre, bisogna lavorare per aumentare il PIL e sperare che l’Europa ci dia tanti soldi del PNRR.

Per non parlare dell’elettricità (la “luce”), che ancora più del gas è l’energia che muove e muoverà il mondo e le nostre vite.

Quindi il caro-energia di questo periodo, che non pare avere soluzioni nel breve termine, ci riporta con i piedi per terra.

Il metano non ci dà più una mano, anzi, ci prosciuga il portafoglio.

E’ buono solo per arricchire i russi e gli altri paesi produttori. Beati loro. Poveri noi.

Una soluzione ci sarebbe, costruire impianti a fonti rinnovabili, che producono energia a costi (molto) più bassi. La fonte più economica, versatile e prontamente disponibile è il fotovoltaico. Dappertutto. Figuriamoci in Italia, il Paese del Sole. Ma sembra che costruire impianti fotovoltaici sia uno spregio insopportabile. Meglio le ciminiere.

Vediamo più in dettaglio i numeri in gioco e la portata della crisi in atto.

Il prezzo medio storico del metano è circa 25 Euro/MWh (40 $/barile – per proseguire nel paragone – improprio ma forse utile – con il petrolio).

Il prezzo medio storico dell’elettricità è circa 60 Euro/MWh (da quando c’è un po’ di fotovoltaico, anche in Italia il valore è diminuito, per fortuna dei consumatori – altrimenti sarebbe stato più alto).

Oggi il gas costa 100 Euro/MWh (in realtà c’è una volatilità folle, quindi non solo costa carissimo ma nemmeno si riesce a prevedere quanto il prezzo esorbitante possa cambiare nel breve), la media per l’intero 2022 è poco inferiore.

L’elettricità spot viaggia sui 400 Euro/MWh, la media per l’intero 2022 è sui 250Euro/MWh. Parliamo quindi di aumenti del 500%. Altro che le stime degli analisti di un +40% sulle bollette (a proposito: queste stime, continuamente soggette e rettifica, disorientano e alla fine rendono incomprensibile la dimensione del problema – forse sarebbe meglio evitare). +500%. Neanche il bitcoin. Ma non è il bitcoin… è l’energia che muove le nostre vite.

In termini assoluti significa che per la materia prima energia l’Italia (tutti noi) pagherà 140 miliardi di Euro/anno anziché 40.

100 miliardi di extra-costo. In un anno.

Tanti progetti per rilanciare l’economia, tanti nuovi debiti da ripagare in futuro, e poi buttiamo via 100 miliardi di Euro all’anno.

I russi ringrazieranno. E tutti gli altri produttori di idrocarburi fossili. Anche ENI, che è azienda controllata dallo Stato italiano, ma il gas che produce (come la benzina) mica può regalarlo agli italiani.

Con questa situazione il sistema economico rischia di implodere.

Vuol dire che le fabbriche pagheranno l’energia troppo cara e dovranno fermare le produzioni.

In primis l’industria energivora: acciaio, vetro, carta, piastrelle… (proprio adesso che ingigantiamo la domanda con il Super-Bonus).

L’energia serve per fare tutto. Per esempio i fertilizzanti, che sono un prodotto a basso valore aggiunto dipendente dal gas. Il principale stabilimento italiano (Yara di Ferrara) a quanto si sa è già fermo da 2 mesi.

Senza concimi non si coltiva la terra. Non si produce cibo.

Altro che inflazione +5%.

Rischiamo tensioni sociali che faranno impallidire le manifestazioni No-Vax.

Siamo abituati al benessere, non concepiamo l’idea di non avere i prodotti necessari per la vita – e nemmeno che ci manchi il superfluo.

Ma se l’energia costa troppo si blocca tutto.

Adesso sì, che abbiamo bisogno di una mano.

Il Governo sta cominciando a inquadrare il problema (anche Confindustria in effetti si è svegliata tardi – talvolta la borsa dell’energia viene percepita come un’entità astratta – ma adesso le aziende sono terrorizzate). Ma ancora manca il senso dell’urgenza.

L’idea è di tassare gli “extra-profitti”.

Nel settore elettrico gli “extra-profitti” li fanno i produttori di energia elettrica che non pagano il gas (dipende da come vendono la loro energia, ma concettualmente è corretto) oppure (in misura minore) chi produce l’energia bruciando il gas (le centrali termoelettriche) e sfrutta la volatilità di mercato per caricare extra-valore sui propri prezzi di vendita (mercato del giorno prima e soprattutto mercato dei servizi di dispacciamento). Questo i termoelettrici cercano sempre di farlo, adesso ci riescono benissimo e guadagnano mediamente il doppio o il triplo del normale.

Certamente gli “extra-profitti” non possono farli i venditori, i quali comprano la produzione a prezzi stratosferici, anticipando i soldi, e poi rivendono ai clienti consumatori sperando di essere pagati.

Loro non possono guadagnarci, anzi, la folle impennata del capitale circolante necessario per operare, così come delle garanzie finanziarie da prestare alle varie controparti, rischia di farli fallire rapidamente.

Più venditori falliscono (vedi UK), più costi “socializzati” bisogna coprire.

E siamo alle solite. Ci muoviamo tardi, il danno è fatto, il costo “pubblico” (cioè di tutti noi) aumenta e via alla dietrologia su cosa bisognava fare.

La storia si ripete. E pure gli errori.

Dateci governanti che capiscano qualcosa di energia, per favore.

In tutto questo sconquasso, ormai conclamato e temuto da tutti, ITALIA SOLARE sente di poter rappresentare la parte sana e costruttiva del sistema.

È indubbio che l’impennata dei costi sia la dimostrazione lampante di quanto l’Associazione sostiene da tempo (quasi sempre inascoltata).

I combustibili fossili non sono un problema solo per l’ambiente (su questo non c’è più alcun dubbio – infatti anche i gasisti / petrolieri fanno continuamente green-washing).

Sono un problema economico.

Costano troppo.

E non si può prevedere quanto costeranno in futuro. Inaffidabili.

Allora, è il momento di spingere senza più indugi sulle fonti che hanno dimostrato, al contrario, di essere affidabili e non inquinanti.

Serve sbloccare subito non 1-2 GW/anno ma 10-20 GW/anno di nuova capacità fotovoltaica.

Gli operatori sono pronti a investire, a maggior ragione essendo chiaro che l’energia diventerà una “merce” costosa per colpa dei combustibili fossili.

Aumentare l’offerta di energia non risolverà il problema nel breve termine (il problema è già troppo grosso), ma aiuterà a mitigarlo e in prospettiva servirà a dare un segnale al mercato: la crisi energetica verrà progressivamente risolta. E al mercato spesso basta ricevere segnali per placarsi.

Inoltre il Governo non deve tentennare e deve stanziare immediatamente fondi importanti per tamponare la crisi. Bisogna spegnere l’incendio e limitare i danni (evitarli sarà impossibile).

Significa creare un fondo-pubblico molto capiente con cui innanzitutto fornire liquidità agli operatori energetici (per es. attraverso garanzie pubbliche a fronte delle quali le banche aumentino rapidamente le linee di credito) e con cui sostenere i consumatori di fronte al gigantesco extra-costo che dovranno pagare.

Evitare la ricostituzione di un oligopolio mascherato e non spegnere la parte sana del mercato.

In una simile situazione, i Soci di ITALIA SOLARE sono pronti a fare la propria parte, e non si arroccheranno per difendere in modo miope eventuali situazioni di vantaggio.

Ma a fronte di questo deve essere creata una prospettiva vera di sviluppo accelerato e duraturo del settore. Come succede in tutto il mondo.

Sbloccare le autorizzazioni, far costruire gli impianti (a tetto e a terra), eliminare qualsiasi rendita di posizione dei fossili, controllare in modo serio le speculazioni sul mercato del dispacciamento, ridurre i mega-profitti delle partecipate pubbliche che svolgono servizi pubblici (cioè: abbassare le tariffe).

La crisi energetica in atto (energy-crunch) è un gravissimo problema, ma è anche l’occasione per innescare il vero cambiamento lungamente atteso del sistema energetico, rendendolo più moderno e adeguato ai tempi.

Elettrificare i consumi, producendo il più possibile da fonti rinnovabili.

Non per ridurre l’inquinamento, ma per ridurre i costi.

Non perché è giusto farlo, ma perché conviene.

Come sempre, più che la coscienza potrà il portafoglio.

 

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