Il Coronavirus fa posticipare i vertici in programma sul clima, ma avviare le politiche per il clima non può essere ritardato

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L’UNFCCC ha confermato il rinvio sia della Conferenza di Bonn sia della COP26. Anche se la realizzazione dei summit sul clima sembra improbabile nel breve periodo, l’azione per il clima non può essere ulteriormente rinviata e i Paesi devono stabilire percorsi chiari per ridurre le loro emissioni. Tuttavia, la terza economia più grande del mondo, il Giappone, ha appena rilasciato i suoi Nationally Determined Contributions (NDC), che rimangono invariati rispetto a quelli stabiliti nel 2015. Si tratta di un precedente preoccupante che ha fatto nascere critiche e richiami all’azione.

Il 1° aprile il Segretariato dell’UNFCCC ha confermato quanto già i più sospettavano: la COP26, che si doveva tenere a Glasgow a novembre, è stata rinviata a causa di COVID-19. I padroni di casa britannici, insieme ai partner italiani, hanno convenuto che nelle attuali condizioni non sarebbe stato possibile dare vita ad una COP inclusiva e ambiziosa e quindi si è optato per un posticipo dell’incontro.

In conformità all’Accordo di Parigi, tutti i Paesi dovevano arrivare alla COP26 con NDC nuovi o rivisti per ridurre le emissioni di gas serra e mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C. Tuttavia, alcuni stanno ora esprimendo la loro preoccupazione sul fatto che ritardare i summit sul clima (a causa della pandemia di Covid19) possa permettere ad alcuni Paesi di definire NDC deboli e di sfuggire all’intenso controllo pubblico e politico che un summit sul clima riesce a fornire.

“Non si può permettere che i Paesi sviluppati sfruttino questa situazione come un’opportunità per ritardare un’azione urgente per aumentare i loro impegni in materia di NDC, né come una scusa per il loro continuo fallimento nel fornire finanziamenti per il clima al Sud del mondo. Devono perseguire un’urgente, radicale, ma giusta transizione dai combustibili fossili”, spiega May Boeve, direttore esecutivo di 350.org.

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