Federica Musto

Carbonio radioattivo, derivante dalla denotazione delle bombe nucleari, è stato ritrovato in uno degli ambienti più remoti e inaccessibili del piovente: la Fossa delle Marianne, che si inabissa fino a 11.000 metri nell’area tra il Giappone e la Papua Nuova Guinea dell’Oceano Pacifico.

Solo una piccolissima percentuale del carbonio usato negli ordigni nucleari detonati tra gli anni Cinquanta e Sessanta è decaduto; il resto si è invece diffuso nell’ambiente ed è stato assorbito dal mondo vegetale e animale  attraverso l’anidride carbonica.

Queste scoperte “dimostrano che la circolazione atmosferica e oceanica distribuisce la radioattività originata dalle bombe a livello globale, anche ai siti più remoti”, dice Edyta Lokas dell’Institute of Nuclear Physics PAS di Cracovia, in Polonia, e che l’impatto umano sull’ambiente ha ormai raggiunto anche i luoghi ritenuti remoti e “protetti” dall’influenza umana.

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