7 domande alla politica sul Fotovoltaico

Speciale Elezioni 26 maggio 2019: quale è l'Energia dei partiti in corsa?

In occasione delle elezioni politiche europee del 26 maggio 2019, ITALIA SOLARE ha formulato e proposto ai Membri del Parlamento Europeo italiani “in corsa” sette domande relative allo sviluppo del settore fotovoltaico in ITALIA e non solo. Le domande sono:

  1. Può elencarci le azioni principali che ha portato avanti a favore delle rinnovabili e del fotovoltaico in particolare nell’ultima legislatura?
  2. Il governo italiano sta portando avanti un modello di capacity market fondato su centrali a gas, nuove ed esistenti. Che cosa ne pensa?
  3. Quali saranno le azioni principali che promette di portare avanti nella nuova legislatura sulle rinnovabili e sul fotovoltaico in particolare?
  4. Ritiene che il Piano Nazionale Integrato Energia Clima predisposto dal governo italiano sia soddisfacente? Rileva eventuali aree di miglioramento? Se sì, quali?
  5. E’ a favore di forme di incentivazione dedicate allo storage, sia per applicazioni residenziali (per aumentare l’autoconsumo) che per impianti di larga scala adatti ai servizi di rete?
  6. Qual è la sua posizione sugli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli?
  7. Cosa pensa di fare concretamente per favorire la rimozione delle coperture in amianto?

Vediamo cosa hanno risposto coloro che abbiamo interpellato.

Risposte fornite da: On. Massimiliano SALINI – Gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani)

1) Può elencarci le azioni principali che ha portato avanti a favore delle rinnovabili e del fotovoltaico in particolare nell’ultima legislatura?

Nel corso dell’ultima legislatura, come membro delle commissioni ITRE (industria reicrca ed energia) e TRAN (trasporti e turismo) ho affrontato da vicino il tema della decarbonizzazione e di come l’energia prodotta da fonti rinnovabili possa contribuire a questa transizione energeticas. Nel quadro del Clean Energy Package, ho lavorato direttamente alla revisione della Direttiva Energie Rinnovabili (meglio conosciuta come RED II), nella quale viene stabilito un target di rinnovabili del 32% al 2030 legalmente vincolante a livello europeo. Per quanto riguarda il settore dei trasporti, lo stesso testo, per il quale sono stato relatore per il gruppo PPE in commissione TRAN, aggiunge un obiettivo per le energie rinnovabili nei trasporti al 14% entro il 2030. Si tratta di obiettivi molto ambiziosi che promuovono ampiamente l’uso delle rinnovabili nell’economia dell’Unione.

2)      Il governo italiano sta portando avanti un modello di capacity market fondato su centrali a gas, nuove ed esistenti. Che cosa ne pensa?

Sono d’accordo con questo tipo di approccio, che altri non e’ che quello proposto dalla Commissione Juncker. Per abbattere in maniera efficace le emissioni inquinanti occorre innanzitutto bloccare la produzione di energia elettrica tramite centrali a carbone. La riconversione delle centrali da carbone a gas costituisce la migliore strategia possibile nel medio e lungo periodo. Il regolamento europeo sul Mercato Elettrico approvato nel corso della legislatura sancisce proprio il phase out totale delle centrali a carbone entro il 2025.

3) Quali saranno le azioni principali che promette di portare avanti nella nuova legislatura sulle rinnovabili e sul fotovoltaico in particolare?

Ritengo che sia necessario portare avanti l’ambizioso progetto di creazione di una rete europea dell’energia, il legislatore comunitario dovra’ quindi continuare ad impegnarsi per la cosiddetta Unione dell’energia e per la promozione di misure a sostegno della transizione energetica. Particolare attenzione dovra’ essere posta sui negoziati per il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale e nello specifico per il nuovo CEF 2021-207. Tale regolamento infatti contiene disposizioni fondamentali per il settore energetico, come ad esempio incentivi per la collaborazione degli Stati membri nell’ambito di progetti transfrontalieri di produzione di energia rinnovabile con l’obiettivo di promuovere la diffuzione strategica di nuove tecnologie per le energie rinnovabili.

4) Ritiene che il Piano Nazionale Integrato Energia Clima predisposto dal governo italiano sia soddisfacente? Rileva eventuali aree di miglioramento? Se sì, quali?

Mi ritengo abbastanza soddisfatto del Piano Nazionale Integrato Energia Clima predisposto dla governo. I target posti (30% di rinnovabili, due punti percentuali in meno rispetto ai target dell’UE) sono ambiziosi ma realistici al contempo, e cio’ permettera’ di garantire il principio della neutralita’ tecnologica nella crescita delle rinnovabili.

5) E’ a favore di forme di incentivazione dedicate allo storage, sia per applicazioni residenziali (per aumentare l’autoconsumo) che per impianti di larga scala adatti ai servizi di rete?

Sono favorevole a forme di incentivazione purche’ queste non vadano ad alterare un equilibrio di mercato che ci si propone di orientare. Le inziative legislative promosse dall’attuale Commissione europea continuano a sostenere le nuove tecnologie che entrano nel mercato (es. Schemi di supporto), mentre promuovono maggiore concorrenza fra tecnologie ormai mature.

 

6)      Qual è la sua posizione sugli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli?

Il settore del Fotovoltaico è strategico per l’abbandono della dipendenza da fonti fossili e per questo sono favorevole allo sfruttamento dei terreni incolti, purché questo non comporti un danno per il settore agricolo che è, e resterà, fondamentale per uno sviluppo armonico del contesto economico Europeo

 

7)     Cosa pensa di fare concretamente per favorire la rimozione delle coperture in amianto?

Dovremmo dare la priorita’ a misure concrete per la difesa dell’ambiente lasciando da parte ideologie ambientalistiche che minacciano il nostro sviluppo economico e ci penalizzano nella competizione mondiale con i nostri principali competitor, Cina e Stati Uniti. Ritengo sia necessario rimodulare le priorita’ ambientali dell’Unione europea affinche’ sia dato rilievo a quelle che hanno un impatto diretto sulla salute dei cittadini. Dal momento che l’iniziativa legislativa in Europa e’ in capo alla Commissione europea, il governo e i principali stakeholders dovrebbero esercitare le dovute pressioni per convincere la Commissione a promuovere inziative di questo tipo.

Risposte fornite da: On. Dario TAMBURRANO – Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta

1) Può elencarci le azioni principali che ha portato avanti a favore delle rinnovabili e del fotovoltaico in particolare nell’ultima legislatura?

Sono l’unico italiano inserito nei cinque europarlamentari più influenti sulle politiche energetiche europee e ho dato battaglia – vittoriosamente – durante l’intera legislatura per ottenere un quadro legislativo UE favorevole alla generazione diffusa di energie rinnovabili.

Questo quadro comprende il riconoscimento dei diritti dei prosumer (gli autoproduttori-autoconsumatori di rinnovabili) sia come singoli individui sia come comunità dell’energia e si sostanzia attraverso il “pacchetto energia pulita”, l’insieme di provvedimenti conosciuto anche come “pacchetto clima energia 2020-2030”.

Ho partecipato all’elaborazione dell’intero “pacchetto” come relatore di minoranza. Dovrà essere recepito dalle legislazioni nazionali entro il 2020 e disciplinerà le politiche su clima ed energia fino al 2030.

La UE non ha strumenti legislativi specificamente dedicati al fotovoltaico, ma credo che in Italia questo settore possa beneficiare più di ogni altro delle novità contenute nel “pacchetto”.

In precedenza, l’UE ha sempre fatto riferimento ai diritti dei cittadini solo in quanto consumatori di energia: di qui gli ostacoli che la generazione diffusa di energia rinnovabile ha incontrato, in Italia e non solo. Grazie ai miei input, il “pacchetto energia” ora stabilisce invece:

  • il diritto di ogni cittadino ad autoprodurre, consumare, stoccare energia rinnovabile e a vendere quella in eccesso a un prezzo almeno pari a quello di mercato, con la possibilità che la remunerazione sia più alta per tener conto dei benefici che la generazione diffusa produce per l’ambiente e la società
  • il principio che l’autoconsumo non è soggetto ad oneri
  • il diritto degli autoproduttori-autoconsumatori di energia rinnovabile a conservare i diritti di cui sono titolari i semplici consumatori di energia
  • il diritto di ogni cittadino a partecipare ad una comunità dell’energia rinnovabile, anche in questo caso conservando i diritti di cui sono titolari i semplici consumatori di energia
  • il diritto delle comunità dell’energia rinnovabile a produrre, stoccare, consumare, vendere energia rinnovabile prodotta da impianti comuni (che possono essere dislocati in luoghi diversi) e a scambiarla al proprio interno anche facendo ricorso alle ICT, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (che comprendono fra l’altro le tecnologie a registro distribuito come la blockchain e il virtual net metering)
  • il diritto ad organizzare comunità per l’energia all’interno di un condominio
  • l’obbligo per gli Stati di istituire un quadro legislativo idoneo a promuovere e agevolare lo sviluppo delle comunità per l’energia e favorevole all’autoconsumo; l’obbligo, inoltre, di rendere l’autoconsumo accessibile a tutti: compresi inquilini e famiglie a basso reddito

Il “pacchetto energia pulita” contiene vari altri aspetti che favoriscono le energie rinnovabili e che rispecchiano i principi per i quali mi sono battuto. Mantiene la priorità di dispacciamento per l’energia rinnovabile prodotta da piccoli e piccolissimi impianti (di singoli o di comunità) e stabilisce la possibilità di

  • stipulare contratti per l’elettricità a prezzo dinamico, cioè che riflettono le oscillazioni del mercato durante la giornata: da un lato è possibile orientare i consumi verso i momenti in cui l’elettricità è più abbondante e più a buon mercato; dall’altro, si favorisce il bilanciamento della rete elettrica, che non è né facile né scontato alla luce della crescente immissione in rete di energia rinnovabile, la cui produzione è per natura discontinua
  • stoccare l’energia prelevata dalla rete quando è più abbondante e più cara e reimmetterla nella rete quando è più scarsa e più costosa (anche questo favorisce l’integrazione nella rete elettrica delle rinnovabili)

2) Il governo italiano sta portando avanti un modello di capacity market fondato su centrali a gas, nuove ed esistenti. Che cosa ne pensa?

Il capacity market, o mercato della capacità, in sostanza rappresenta una distorsione della concorrenza e un’incentivazione più o meno indiretta all’utilizzo di fonti fossili, considerate più affidabili per produzione nonostante la costante minaccia ad ambiente e salute che esse rappresentano.

Ho sempre visto questi meccanismi come importanti solo in una fase temporanea, solo se usati in ultima istanza e solo qualora non si possa fare fronte alle falle di sicurezza dell’approvvigionamento con altri mezzi.

Esclusivamente in queste condizioni ammetterei l’uso del capacity market, che deve sempre essere temporaneo (ossia in grado di essere rivisto e dismesso in base alle evoluzioni di mercato) e basato su principi di mercato che mettono sul piede di parità tutte le forme di generazione, rinnovabili comprese. Deve inoltre privilegiare le generazioni più sostenibili da un punto di vista ambientale in vista soprattutto della dismissione alle centrali più inquinanti, specialmente quelle a carbone, in tutta UE; e soprattutto deve essere ridotto ai minimi termini grazie al demand response, all’accumulo e ad altre forme di flessibilità.

Al Parlamento europeo mi sono battuto in questo senso. Nell’ambito del “pacchetto energia pulita”, l’accordo politico sul capacity market tra il Parlamento europeo e il Consiglio UE, l’altro co-legislatore europeo, contiene di fatto buona parte delle mie posizioni.

Sono in contatto con chi, in Italia, sta aggiornando i piani per il capacity market nazionale. Non ho letto i documenti, ma è giusto che ognuno rispetti il proprio ruolo: qualora possa essere utile, io ci sono sempre.

Mi sembra che per ora il Governo sia intenzionato ad incorporare già subito i limiti di emissione delle centrali istituiti a livello UE, così da tener fede alla promessa del phase out del carbone entro il 2025. Altri elementi dovranno essere allineati alle normative UE che entreranno in vigore tra la fine del 2019 e inizio 2020.

Mi auguro che venga dato spazio solo a quegli impianti a gas ritenuti necessari e parallelamente si rafforzino le condizioni affinché altri strumenti possano contribuire alla sicurezza del sistema energetico in maniera sempre crescente, in modo che il capacity market appaia come superato e non più necessario. Mi riferisco a generazione rinnovabile, stoccaggio dell’energia, gestione sul versante della domanda, partecipazione della generazione distribuita ai mercati secondari e al mercato infra-giornaliero, aumento dell’installazione di impianti rinnovabili di varia scala.

Se il ricorso al gas, dati alla mano, fosse effettivamente necessario per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento anche in vista dell’eliminazione del carbone dal nostro mix energetico, il suo uso dovrebbe essere comunque limitato nel tempo e rivisto non appena ce ne siano le condizioni di mercato oltre che politiche, onde evitare effetti di lock-in che ritardino ancor di più la transizione del sistema energetico italiano.

3) Quali saranno le azioni principali che promette di portare avanti nella nuova legislatura sulle rinnovabili e sul fotovoltaico in particolare?

Durante questa legislatura sono stati approvati gli strumenti-chiave che regoleranno le politiche dell’UE e degli Stati membri su clima ed energia fino al 2030. Il rinnovo dei target è stato una battaglia difficile. Ha fatto emergere la distanza tra parole e fatti che contraddistingue non solo l’azione dell’UE nel suo complesso ma anche la maggioranza dei parlamentari europei, i quali poi saltano sul carro di Greta Thunberg non appena intravedono spazio mediatico.

Il “pacchetto energia pulita” prevede che nel 2023 possa essere rivisto – ma solo al rialzo – il target di energie rinnovabili da raggiungere entro il 2030 e che per ora è fissato al 32%. L’aumento significativo di questo target sarà la mia battaglia della prossima legislatura.

Bisognerà anche lavorare affinché vari strumenti di finanziamento che l’UE sta mettendo a punto possano davvero appoggiare una rapida transizione verso le energie rinnovabili. Alcuni dei programmi di finanziamento importanti in questo senso sono:

  • il regolamento che stabilisce il meccanismo per collegare l’Europa (CEF) e che sostiene gli investimenti nelle infrastrutture trans-europee dei trasporti, del digitale e dell’energia
  • il regolamento “Orizzonte Europa” (HE), che stabilisce un programma-quadro per la ricerca e l’innovazione a supporto delle priorità programmatiche dell’Unione
  • InvestEU, che raggruppa un gran numero di finanziamenti esistenti a sostegno di specifici settori di intervento: infrastrutture sostenibili; ricerca, innovazione e digitalizzazione; piccole e medie imprese.

Le cifre di spesa legate a questi programmi verranno stabilite nella prossima legislatura. Quanto ottenuto finora rappresenta un risultato dolce-amaro. Col CEF, tra il 2021-2027 si continueranno a finanziare le infrastrutture legate alle fonti fossili e al CCS ma quantomeno, grazie alla mia azione come M5S insieme ad altri gruppi “progressisti” del Parlamento europeo, la quota di budget dedicata esclusivamente ai progetti rinnovabili transfrontalieri sale dal 10% al 15%-20%.

Sempre grazie alla mia azione come M5S e a quella degli altri gruppi “progressisti”, il 35% del budget di “Orizzonte Europa” finanzierà il contrasto ai cambiamenti climatici, mentre Invest EU ora dà più spazio agli investimenti relativi alle infrastrutture sostenibili.

Quando si stabiliranno le spese collegate ai programmi UE di finanziamento, dovremo proteggere i successi fin qui ottenuti e, dove possibile, migliorare il supporto a rinnovabili e mobilità elettrica.

Personalmente, ritengo essenziale che gli investimenti e i finanziamenti nazionali in questi e anche in altri settori vengano svincolati dal patto di stabilità e crescita: cosa che vale anche per l’efficienza energetica. Al Parlamento europeo il M5S lo ha chiesto più volte senza mai ottenere la maggioranza, ma ottenendo progressivamente sempre più appoggio. L’ultimo tentativo è stato respinto con appena una trentina di voti di scarto. Continueremo a insistere.

Ritengo anche necessario che le istituzioni UE dichiarino lo stato di emergenza climatica – come recentemente accaduto in Gran Bretagna – impegnandosi a sostenere gli investimenti necessari per arginarla. Se eletto, mi adopererò affinché il nuovo Parlamento europeo si pronunci in tal senso

4) Ritiene che il Piano Nazionale Integrato Energia Clima predisposto dal governo italiano sia soddisfacente? Rileva eventuali aree di miglioramento? Se sì, quali?

Accolgo positivamente l’azione pronta del governo italiano che, dopo l’approvazione in autunno della legislazione europea di riferimento nell’ambito del “pacchetto energia pulita”, è riuscito tra i primi (almeno per una volta) a consegnare a inizio 2019 la sua bozza di PNIEC nella quale tratteggia sforzi sostanzialmente conformi alle richieste della legislazione UE in vari settori: rinnovabili, efficienza energetica, performance energetica degli edifici eccetera.

La bozza, in quanto tale, è suscettibile di miglioramenti in termini di dettaglio e contenuti. Sono convinto che la consultazione pubblica porterà elementi importanti di aggiornamento e riuscirà a mostrare che in Italia ci sono tantissimi attori del settore e della società civile pronti a giocare la loro parte e che c’è quindi spazio per una transizione energetica ambiziosa, rapida e partecipata.

Ad esempio, una spinta chiara in termini di quadro normativo, finanziario e di incentivi allo sviluppo delle fonti rinnovabili (soprattutto distribuite) tramite autoconsumo, comunità dell’energia e stoccaggio potrebbe consentirci di raggiungere ben prima del previsto i target di rinnovabili e di efficienza energetica indicati e potrebbe permetterci quindi di alzare gli obiettivi per il 2030. In tal maniera si potrebbe ridurre il ruolo previsto per il gas: un ruolo derivante da precedenti proiezioni che non potevano prendere in considerazione le novità inserite dal “pacchetto energia pulita”.

Infatti, vista l’assenza di dati storici, immagino che i modelli statistici usati per generare le proiezioni del PNIEC riescano con fatica a catturare e anticipare il potenziale delle innovazioni che hanno ricevuto inquadramento giuridico a livello UE anche grazie alla nostra azione. Si tratta di autoconsumatori, comunità dell’energia e strumenti di gestione della domanda quali gli utenti attivi e gli aggregatori.

Gli studi di proiezione disponibili a livello europeo sono pochi, ma mostrano un potenziale incredibile nella partecipazione attiva da parte di cittadini, comunità ed amministrazioni locali che da soli nel 2050 potrebbero avvicinarsi a coprire la metà del fabbisogno di energia elettrica dell’Unione Europea.

Mi auguro pertanto che la versione finale del PNEC fornisca dettagli maggiori per appoggiare ed incentivare queste nuove realtà, per eliminare le barriere normative e per mettere in atto delle strategie specifiche, come anche richiesto dal “pacchetto energia” dell’UE. Sarebbe un segnale importante se venisse inserito ad esempio un target, anche solo di indirizzo, di energie rinnovabili da autoconsumo e/o da comunità dell’energia.

In generale mi aspetto maggior dettaglio del PNIEC, in particolare per adeguare le regole di funzionamento del mercato elettrico, per renderlo più flessibile e per attuare in generale una rapida decarbonizzazione.

A proposito di decarbonizzazione, auspico obiettivi più alti (se non subito, quantomeno nelle prime revisioni) o che comunque si creino le condizioni per accelerare la transizione energetica e quindi per superare i target e per essere in grado di ottenere un’UE a emissioni nette di gas dell’effetto serra pari a zero entro il 2050 al più tardi.

Tengo a ricordare che l’attuazione del PNIEC è competenza di ogni singolo Stato membro dell’UE e che il controllo e monitoraggio è delegato a un processo iterativo guidato dalla Commissione europea. Siamo però riusciti a ottenere processi trasparenti che ci garantiscono di poter seguire tali iter anche a livello parlamentare.

Avendo contribuito attivamente al processo legislativo UE come relatore di minoranza, vigilerò affinché i vari Stati facciano la loro parte nel centrare gli obiettivi clima e energia nazionali e dell’Unione e affinché si migliorino le procedure e le politiche nei momenti di revisione previsti dalle norme europee.

5) È a favore di forme di incentivazione dedicate allo storage, sia per applicazioni residenziali (per aumentare l’autoconsumo) che per impianti di larga scala adatti ai servizi di rete?

Lo stoccaggio è un tassello fondamentale per la transizione a un sistema altamente efficiente dal punto di vista energetico e basato al 100% su rinnovabili. Come tale va incentivato, su larga scala ma anche e soprattutto a livello distribuito in parallelo agli investimenti a favore ad esempio di piccoli impianti di rinnovabili per autoconsumo o di comunità dell’energia.

Importante quindi agire su due piani: a livello micro (ossia vicino ad autoconsumatori e comunità dell’energia) con sistemi di stoccaggio dell’extra produzione locale, modelli di vehicle to grid e schemi di punti di ricarica installati dalle comunità dell’energia; e a livello macro con investimenti in grandi siti di stoccaggio o in progetti transfrontalieri tra paesi UE. Questo senza dimenticare gli investimenti in ricerca e innovazione per esplorare diverse forme di accumulo.

Parliamo quindi di forme di incentivazione specifiche (che siano coerenti comunque con lo sviluppo della generazione rinnovabile) ma anche di un quadro normativo chiaro e di regole di mercato aggiornate che favoriscano la flessibilità del sistema e infine di quadri autorizzativi adeguati e semplici, commensurati alle dimensioni dell’accumulo.

6) Qual è la sua posizione sugli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli?

Credo che il concetto di arresto del consumo di suolo vada declinato rispetto a tutte le pratiche che lo sottraggono alle sue funzioni fondamentali: fornire supporto alla biodiversità e produrre cibo per sfamare il genere umano.

Dunque secondo me bisognerebbe parlare di arresto al consumo di suolo non solo rispetto alla cementificazione e all’edilizia (l’aspetto più noto) ma anche in relazione, ad esempio, alla produzione di biocarburanti derivati da colture alimentari e alla trasformazione degli ecosistemi in campi e piantagioni per produrre biocarburanti.

In questo quadro, vedrei bene norme nazionali e-o norme comuni a livello di Unione Europea per difendere il suolo dalle installazioni fotovoltaiche a terra: e lo dico io che ho sostenuto le battaglie per il quadro europeo favorevole alla generazione distribuita di energie rinnovabili.

Non mi scandalizzo certo se i pannelli solari vengono collocati su una discarica giunta a fine ciclo vita e ricoperta di terra. Posso ammettere il fotovoltaico installato su serre permanenti. Tuttavia in Italia 22.000 km2 di territorio sono già ricoperti da asfalto e cemento: per produrre energia fotovoltaica, prima di “artificializzare” nuovi suoli, bisogna usare i tetti degli edifici, le coperture dei parcheggi e simili.

7) Cosa pensa di fare concretamente per favorire la rimozione delle coperture in amianto?

C’è una grave lacuna nella legislazione nazionale e UE che vieta la produzione e l’importazione dell’amianto. Consiste nel fatto che non vengono imposti né obblighi né scadenze per la dismissione dei manufatti in amianto già esistenti: essi possono continuare ad essere usati fino a fine ciclo vita. Rimozione e smaltimento sono a carico dei proprietari.

Si stima che circa 32 milioni di tonnellate di amianto – cancerogeno – siano ancora sparse per l’Italia. In alcune zone non esiste nemmeno la mappatura dell’amianto.

Se uniamo questi elementi al fatto che politiche economiche espansive sono necessarie per finanziare l’inevitabile transizione verso un sistema energetico basato sulle rinnovabili e sull’efficienza, si può pensare di prendere i due classici piccioni con una fava: finanziare (o almeno incentivare) la sostituzione delle coperture in pericoloso amianto con tetti fotovoltaici e tenere questi stanziamenti fuori dal patto stabilità e crescita.

Questa opzione secondo me sarebbe la migliore. In alternativa, esiste una strada già praticabile nell’ambito delle vigenti regole europee. In risposta ad un’interrogazione parlamentare del M5S, la Commissione europea ha affermato che i fondi strutturali UE possono essere utilizzati per sostenere la rimozione di amianto dagli edifici “purché sussistano evidenti legami con le priorità di investimento elencate nei pertinenti regolamenti e ciò sia previsto nel pertinente programma nazionale o regionale”. L’ultimo punto, va da sé, significa che è necessaria una volontà politica in questo senso a livello nazionale o regionale.