Eliminare i dazi sul fotovoltaico per aprire il mercato

Comunicato stampa

Eliminare i dazi sul fotovoltaico per aprire il mercato

Roma, XXX maggio 2018 – I soci di ITALIA SOLARE hanno votato all’unanimità la contrarietà ai dazi antidumping sulle importazioni di celle e moduli solari dalla Cina aderendo alla sottoscrizione della posizione di Solar Power Europe che ne chiede l’abolizione immediata.

I dazi, decisi dalla Commissione Europea oltre 5 anni fa per difendere il manifatturiero europeo nel settore del fotovoltaico nei confronti dell’industria cinese, non hanno sortito l’effetto desiderato: le installazioni di nuova potenza fotovoltaica in Italia come in tutta Europa si sono drasticamente ridotte, decine di migliaia di posti di lavoro sono andati perduti, l’industria solare europea ha perso in competitività e in volumi, sia nella produzione di celle che di moduli.

Si ritiene che l’eliminazione dei dazi porterà a un incremento delle installazioni fotovoltaiche in Europa” aggiunge Paolo Rocco Viscontini, presidente di ITALIA SOLARE “consentendo al fotovoltaico di contribuire in modo significativo alla transizione energetica dalle fonti fossili alle rinnovabili mettendo al centro l’interesse del cittadino europeo. Più potenza fotovoltaica significherà ovviamente nuovi posti di lavoro, molti dei quali sostituiranno di fatto quelli che inevitabilmente andranno perduti nel settore delle fonti fossili”.

L’Europa può e deve guidare lo sviluppo tecnologico nel cosiddetto “downstream”: ingegneria dei sistemi, software e componentistica avanzata per il continuo miglioramento delle prestazioni degli impianti fotovoltaici, installazioni, monitoraggi, assistenza tecnica, integrazione del fotovoltaico negli edifici e nelle reti elettriche, oltre alla gestione ottimizzata dei flussi energetici con una presenza crescente delle rinnovabili, fotovoltaico in testa, con un ruolo crescente degli accumuli.

Per la produzione manifatturiera bisogna essere pratici: la concorrenza con i giganti cinesi è e sarà molto difficile. Infatti, le produzioni multigigawatt di celle e moduli consentono economie di scala che portano a prezzi sempre più bassi pur nel frequente conseguimento di utili a fine anno. Pensare di competere con questi grandissimi player è come pensare di voler produrre in Italia o in Europa cellulari, computer o televisori, trattandosi di componenti elettronici come sono d’altronde le stesse celle fotovoltaiche. Non è solo una questione di facilitazioni presenti in Cina e non in Europa (spesso comunque non corrispondenti a quel che si sente dire), ma è anche un problema di mercato locale (in Cina) che aiuta sostanzialmente i produttori del Sol Levante. Dei 100 GWp di impianti fotovoltaici installati nel 2017 in tutto il mondo oltre la metà sono stati installati nella sola Cina!

Bisogna tenere presente questa situazione, guidando la politica industriale italiana ed europea verso quegli ambiti in cui vale davvero la pena conquistare e difendere un proprio spazio, anche nell’upstream, a cominciare dallo sviluppo di materiali innovativi e processi industriali.

Per la produzione di massa di celle e moduli bisognerebbe fare investimenti di molti miliardi di dollari per riuscire a competere coi giganti cinesi. Trattandosi di un settore ormai caratterizzato da bassi o bassissimi margini, ne vale la pena?

Intanto, non perdiamo terreno e, anzi, cerchiamo di recuperare quello perduto, annullando al più presto i dazi che di fatto hanno portato solo ulteriori problemi a un settore che già si trovava in grande difficoltà per una gestione poco attenta del passaggio dai sussidi alla grid parity.

A ulteriore riprova della serietà di questa richiesta si ricorda che ad oggi chiedono la rimozione dei dazi 37 associazioni delle rinnovabili e del solare, 400 compagnie europee, 5 organizzazioni non governative tra le quali WWF e Greenpeace e 22 membri del parlamento (solo 4 contrari).

2 Comments

  1. carlo scrive:

    Aver concesso alla Cina ed altri l’ingresso nel wto senza regole, ha prodotto uno spaventoso aumento dell’inquinamento e delle disuguaglianze, ora è tardi, ma si può comunque fare qualcosa. Ci sono solo 4 contro 1000, evidentemente 1000 hanno degli interessi particolari o non capiscono. I paesi come la Cina, l’India e tutti i simili, se vogliono vendere da noi devono avere i nostri medesimi standard produttivi, le garanzie sociali nostre e le nostre regole ambientali. Consentire a questi paesi di continuare a vendere i loro prodotti da noi realizzati in disprezzo assoluto delle regole di produzione e etiche del nostro mondo occidentale, è pura follia.

  2. daniel bedard scrive:

    Credo che va fatto una differenza tra dumping e dazzi.
    Si potrebbe parlare di dumping ambientale quanto
    – si usa i trasporti e non si paga gli effetti dovuti al riscaldamenti planetaria (carbone tax)
    – si usa le infrastrutture dei trasporti (strada, porti, ecc) a costi agevolati
    – si inquina ad oltranza

    Si potrebbe parlare di dumping social
    – si usa lavoratori con minimi condizioni sociali
    – si sfrutta i lavoratori minorile

    Anche senza considerare le sovvenzione statali dei governi a queste impresa, un dazi per controbilanciare questi costi indiretti non mi sembra inutile. Quindi del parere mio non si dovrebbe fare dazi uniforma per un paese.
    Va utilizzati dazi intelligente, dove le società che inquina meno (tecnologia thin film, purificazione dell’acqua, recuperi dei vecchi panelli solari ), dove c’è maggiore rispetto per i lavoratori e dove il trasporti utilizzati hanno meno conseguenza hanno dazzi minori e molto diversi dei prodotti che non rispettano i criteri etici ambientale. Credo che una commissione internazionale potrebbe applicare questi criteri e le societa potrebbe applicare per ridurre i dazi al minimo. Quindi sarebbe un incentivi ai fabbricanti a migliorare il loro processo e penalizzare i produttori poco virtuosi. Questo sistema sarebbe indépendante dei paese, all’eccezione della geografia, in quanto i paese più vicino avrebbe costi di trasporti e carbon tax associati minori.

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