ITALIA Solare

Gli ultimi dati sui consumi energetici forniti da Terna, il gestore nazionale delle reti di trasmissione elettrica e dal Ministero dello sviluppo economico, tratteggiano un quadro tendenziale disastroso per l’economia italiana. Nel mese di gennaio 2016, infatti, la richiesta di energia elettrica – pari a 26,3 miliardi di kWh – è calata del 1,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dato che si riduce a una sempre ragguardevole diminuzione dell’1% per gli effetti del calendario, con il solo nord-ovest in timido aumento e il vero e proprio crollo del meridione, in testa la solita Sicilia abbandonata alla disastrosa gestione Pd con un sonoro -6.7% e seguita a ruota dalla Sardegna (-6,6%). Spicca anche il tonfo della zona rossa Emilia-Romagna e Toscana con il meno 3,7%.

Ad aggravare il quadro fosco dei consumi energetici, la domanda di carburanti ha segnato per la benzina un calo del 6,3%, per il gasolio per autotrazione del meno 2,6% mentre il consumo di Gpl è diminuito dell’8,4%. Tornando al bilancio elettrico, però, la situazione appare ancora peggiore e perfino sospetta. In primo luogo, il prezzo medio industriale dell’energia elettrica, nell’ultimo mese di gennaio, è stato pari ad appena 46,47 euro per megawatt-ora, contro i 51,10 del gennaio 2015 (meno 9%), il che rende il calo dei consumi ancora più preoccupante. Secondo, la tendenza di medio termine appare in diminuzione inarrestabile (meno 7% in gennaio solo dal 2012), specchio fedele del declino industriale del paese.

Terzo e, appunto, particolarmente sospetto, appare infine il dato apparentemente inspiegabile della diminuzione del contributo della fonte solare fotovoltaica, diminuito in gennaio del 10,5%. Insieme al crollo della generazione idroelettrica (meno 29,2%) – attribuibile a cause climatiche (è piovuto e nevicato pochissimo) – questo ha portato il contributo complessivo delle fonti rinnovabili alla domanda complessiva di elettricità a diminuire del 27,9%, a tutto vantaggio della generazione termoelettrica convenzionale, che è invece cresciuta dell’8,9%. Eppure il mese di gennaio da poco trascorso è stato uno dei più soleggiati degli ultimi anni, soprattutto al centro-sud, inoltre nel complesso dell’anno 2015 la fonte fotovoltaica ha generato il 13% in più rispetto al 2014 come conseguenza dell’aumento della potenza installata e connessa alla rete (oltre 2mila MW e ovviamente senza mai recare pregiudizio alle reti elettriche). Cosa è successo? Nonostante ancora non siano disponibili dati analitici, da più parti si sussurra che gli oltre 100 milioni di kWh fotovoltaici in meno siano la conseguenza della disconnessione temporanea, operata in remoto dal gestore della rete, di numerosi impianti solari, col pretesto del sovraccarico della rete stessa – una scusa che evidentemente non regge data sia la diminuzione della domanda, sia il fatto che comunque gennaio è il mese con una delle produzioni solari più basse nel corso dell’anno.

Le ragioni di una scelta tanto assurda, per quanto tuttora non suffragata da dati definitivi, possono essere, allora, soltanto due. La prima, che come è noto la generazione fotovoltaica abbatte il costo di tutta l’elettricità, quindi anche di quella termoelettrica convenzionale: sommato all’effetto della crisi della domanda, una produzione solare a pieno regime avrebbe senz’altro abbattuto ancora di più un prezzo già al limite della sostenibilità per i produttori privati, in particolare quelli i cui ritorni sugli investimenti eseguiti nel primo decennio di questo secolo devono tuttora entrare in territorio positivo. La seconda ragione, strettamente connessa alla precedente, è che 100 milioni di kWh, al prezzo medio unitario del mese di gennaio, valgono circa 50 milioni di euro (in realtà si tratta del periodo diurno, in cui i prezzi sono superiori, quindi si tratta di una stima per difetto), che ovviamente sono finiti nelle tasche dei produttori termoelettrici convenzionali.

Ebbene, tra i gruppi privati gestori di centrali a gas, spicca Sorgenia in quanto a difficoltà finanziarie – nonostante il salvataggio concesso dalle banche a dispetto dei due miliardi di debito e gli aiutini del governo – e pesanti guai giudiziari: tale società è controllata dalla famiglia De Benedetti , il cui capostipite Carlo De Benedetti è noto anche per detenere la tessera numero uno del Pd. Che Sorgenia sia stata oggettivamente favorita dalla probabile ondata di distacchi remoti degli impianti fotovoltaici può essere un caso, ma a pensar male a volte ci s’indovina. Nel frattempo, gli italiani – famiglie e industrie, e tutti quanti nel vortice della crisi – pagano a caro prezzo una scelta incomprensibile, tanto più grave in quanto ciò di cui un paese vocato alla produzione manifatturiera e non a quella energetica ha bisogno è energia al prezzo più basso possibile: un obiettivo evidentemente irraggiungibile quale ennesima conseguenza devastante delle liberalizzazioni che hanno frantumato e consegnato a privati le nostre industrie strategiche, nella fattispecie quelle energetiche.

 

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